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Asni.ch

17° rapporto di
gestione 2002
Aktion für eine unabhängige und neutrale SchweizAction pour une Suisse indépendante et neutreAzione per una Svizzera neutrale e indipendente Indirizzo:
ASNI, Casella postale 218
CH-3000 Berna 16
Tel.: 031 356 27 27
Fax: 031 356 27 28
Internet: http://www.asni.ch
e-mail: asni@asni.ch
ccp: 30-10011-5
Vorstand - Comité - Comitato direttivo (stato: 31.12.2002)
Präsident / Président / Presidente
Blocher Christoph, industriale, consigliere nazionale, Fuederholzstr. 34, 8704 Herrliberg
Vizepräsidenten / Vice-Présidents / Vicepresidenti
Eisenring Paul, dr. jur., già consigliere nazionale, 8037 Zurigo
Miesch Christian, imprenditore, già consigliere nazionale, 4425 Titterten/BL
Cipolla Jean-Dominique, notaio, 1920 Martigny/VS
Mitglieder / Membres / Membri
Ammann Gabriela, infermiera diplomata, 3006 Berna
Anderegg Norberto, istruttore dei servizi di sicurezza, 6830 Chiasso/TI
Bertinat Eric, segretario UDC Ginevra, 1637 Charmey/FR
Bischoff Hans, architetto FSAI/SIA, 3095 Spiegel/BE
Etter Hans, membro del Gran consiglio, 3052 Zollikofen BE
Geninasca Charles, economista, 1276 Gingins/VD
Graf Hans-Ulrich, dr. iur., già consigliere nazionale, 8180 Bülach/ ZH
Reimann Lukas, studente di ginnasio, 9500 Will/SG
Scheidegger René, amministratore, 1470 Estavayer-le-Lac/FR
Schmid Christian, agente generale, 3283 Niederried b. Kallnach/BE
Stamm Luzi, avvocato, consigliere nazionale, 5405 Baden/AG
Surber-Devoto Conrado A., dipl. ing. ETH, lic. oec. publ., 8200 Sciaffusa
Syz Rudolf, imprenditore, 4422 Arisdorf/BL
Revisor / Vérificateur / Revisore
Fischer Theo, notaio, già consigliere nazionale, 5607 Hägglingen/AG
Geschäftsstelle / Secrétariat central / Segretariato centrale
Thunstrasse 113, Casella postale 218, CH-3000 Berna 16Tel.: 031 356 27 27; Fax: 031 356 27 28; e-mail: asni@asni.ch;ccp: 30-10011-5; Internet: http://www.asni.chDirettore: Hans Fehr, consigliere nazionaleDirettore supplente: Jeremias Riesch / Segretariato: Katharina Fischer Adresse pour la Suisse romande
Indirizzo per la Svizzera italiana
1. Il contesto nell'anno 2002
Nell’anno in esame 2002 il mondo non è diventato più sicuro. Dopo l'euforia per la pace de-gli anni 90, è tornato alla «normale realtà» della lotta di potere ovunque e sempre. Anche nel2002 la politica mondiale, nonostante tutte le visioni di pace e i sogni di globalizzazione, èstata caratterizzata da guerra e violenza, da costituzione e scioglimento di alleanze, da com-petizione economica. Anche nell’anno in esame vi sono state rivendicazioni di supremazia tra le grandi potenze perdistribuirsi il potere e le aree di influenza. Si è parlato e si parlerà sempre più di interessinazionali, di acqua, petrolio, ricchezze del sottosuolo, risorse, vie del commercio e spazi vita-li. E questa considerazione non viene cambiata nemmeno dal fatto che, ad esempio nell’UE,ciò che è comune o comunitario viene «armonizzato», disposto o addirittura imposto.
Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, che ha sconvolto il mon-do libero, e dopo altri gravi attacchi terroristici, anche nel 2002 gli avvenimenti mondiali sonostati caratterizzati dalla lotta al terrore, o a ciò che le grandi potenze hanno sempre definito«terrorismo». La battaglia contro il terrorismo decisa da parte dell’ONU sulla scia degli Stati Uniti e motivata come «dovere collettivo», è stata condotta sotto la guida degli Stati Uni-ti come campagna militare contro «l’asse dei cattivi» (primi fra tutti Afganistan, Iraq, Coreadel Nord). La Russia ha immediatamente definito terroristi i ribelli ceceni, la Cina si comportaanalogamente con i «terroristi» in Tibet e anche per Israele i Palestinesi sono «terroristi».
Gli Stati Uniti stabiliscono il piano di marcia della lotta mondiale al terrore armandosi per laguerra contro «l’asse dei cattivi», d’accordo con il Consiglio di sicurezza dell’ONU e even-tualmente anche senza di esso. Per ironia del destino gli americani avevano un tempo armatoproprio quei mujaheddin afgani contro cui ora hanno combattuto nell’anno in rassegna. Lastessa cosa si ripete con il regime iracheno di Saddam Hussein che gli americani avevano untempo rifornito di armi. Così all’inizio della seconda guerra cecena il pubblicista russo Dmi-trij Radyschewski aveva dichiarato: «È solo colpa nostra se siamo diventati vittime del ter-rore islamico. Abbiamo alimentato il vento e ora riceviamo in cambio la tempesta.»Il piccolo Stato svizzero fa bene a non lasciarsi coinvolgere in conflitti altrui, salvaguardan-do con tutta la forza possibile la propria neutralità. Dopo l’ingresso nell’ONU politica il 4 marzo 2002 e la formalizzazione dell’adesione il 10 set-tembre 2002, aumentano le probabilità che la Svizzera possa essere coinvolta in manovre econflitti a livello internazionale. Corriamo il rischio di perdere la nostra neutralità integrale edi diventare teatro di azioni terroristiche. Anche se in occasione della votazione sull’ONU ilConsiglio federale aveva promesso che la neutralità della Svizzera ne sarebbe uscita raffor-zata! L’anno in esame è stato inoltre caratterizzato dal fallimento delle manie di grandezza. I poli-
tici e i manager dell’economia hanno dovuto riconoscere che i loro impulsi di «grandezza» e
di «globalizzazione» intesa male hanno provocato il naufragio. Sono stati costretti ad ammet-
tere che le organizzazioni di dimensioni eccessive, in ambito politico, così come in quello
economico, prima o poi crollano.
In particolare un piccolo Stato come la Svizzera deve sempre avere ben chiaro il fatto che chi
si lascia coinvolgere nelle grandi organizzazioni e nelle strutture di potere perde la libertà e
l'indipendenza. Tutto ciò porta in definitiva alla mancanza di libertà e alla servitù del Paese.
Con questi presupposti ci si chiede sempre più spesso: «Come può la Svizzera tutelare almeglio libertà, sovranità e benessere, a vantaggio proprio e a vantaggio del mondo?»Per noi la risposta può solo essere: tutela della massima libertà d'azione possibile. Rimane-re aperti al mondo. Non lasciarsi vincolare nelle grandi strutture internazionali e nelle orga-nizzazioni di potere. Limitare i danni sui punti che ci vincolano dalla Carta dell’ONU. Non la-sciarsi trascinare in conflitti internazionali. Preoccuparsi dell'ordine nel proprio Paese. Esse-re un modello di libertà, indipendenza e responsabilità individuale.
Il compito dell'ASNI è quello di proteggere le colonne portanti del nostro Stato, ovvero lalibertà, la sovranità e l’indipendenza e di difendere, tutelare e rafforzare contro l'erosione laneutralità integrale. L’anno in esame ha dimostrato che questo compito è più impellente chemai. L'Unione europea
Euro, ampliamento a Est, riforme: questi sono stati i punti principali riguardanti l'UE
nell'anno in esame 2002 e continueranno a esserlo anche in futuro.

Anche nell’anno in rassegna l'Unione europea, tuttora una struttura intellettuale difet-
tosa, è stata occupata soprattutto a crescere. Non ha voluto e non vuole risolvere le
attuali difficoltà. Si cerca di barare, il patto di stabilità viene indebolito, si imbroglia
sui criteri di convergenza. La centralizzazione è stata ulteriormente messa in primo
piano a spese del federalismo e dell'autodeterminazione dei popoli. Tuttavia, la realtà
dimostra che la sola grandezza non giova a nulla. Le grandi costruzioni astratte sono
un fallimento sia in campo politico, sia in campo economico. Non è escluso che a
medio tempo l'UE si sgretoli.

Dove va l'euro?
Dopo i festeggiamenti per l’introduzione dell’euro svoltisi nella notte di San Silvestro 2001,
l’anno in esame ha portato il disinganno.
Da quanto è stato introdotto, l’euro continua a perdere valore. Ora è chiaro che l’unione mone-
taria non si basa su principi di natura economica, bensì su una decisione politica. Di conse-
guenza, il patto di stabilità a cui si è lavorato con fatica (nuovi indebitamenti per un massi-
mo del 3 per cento, indebitamento totale per un massimo del 60 per cento del prodotto inter-
no lordo (PIL), ovvero delle prestazioni economiche prodotte nel Paese), sarà progressiva-
mente infranto. Il presidente della Commissione europea Romano Prodi ha definito il patto
di stabilità come rigido e stupido: «Le pacte de stabilité est imparfait, c’est vrai, parce qu’il
faut avoir un outil plus intelligent, et plus de fléxibilité», Le Monde, 18.01.2002. (Il patto di
stabilità è imperfetto, è infatti necessario disporre di uno strumento più intelligente e più fles-
sibile.)
Anziché creare le basi per una solida politica monetaria, economica, finanziaria e sociale de-gli Stati membri, l’UE fa di tutto per abbattere la competizione fiscale ed eliminare le isole deitassi d’interesse (come la Svizzera) nello spazio UE, SEE e perfino OCSE. Con la pretesa diuna tassazione unitaria dei tassi d’interesse si mira inoltre all'abolizione del segreto banca-rio svizzero e all'indebolimento della nostra piazza finanziaria.
E contro le ipocrite statistiche sull'euro, già nel numero del 25 febbraio 2002 della rinomatarivista «Focus» si segnalava che negli acquisti personali, ciascun cittadino tedesco ha notatoun aumento dei prezzi dei beni di consumo quotidiani «molto superiore al tasso ufficiale». Persino il presidente della Banca centrale europea (BCE), Wim Duisenberg, ha ammesso chela BCE non ha discusso in modo «sufficientemente aperto» dell’aumento di prezzo quale con-seguenza dell’introduzione dei contanti in euro. Duisenberg, in una intervista con l’emitten-te olandese RTLZ, ha detto: «Avremmo semplicemente potuto essere più onesti». (Landbo-te, 30.12.2002).
La popolazione aveva nel frattempo soprannominato l’euro «teuro» («t» sta per rincaro).
Secondo un sondaggio, in Austria il 92% degli intervistati era contrariato perché «tutto èimprovvisamente diventato più caro» (Der Kärntner, 12/2002).
Il «teuro» è stato eletto «(non)parola» dell’anno dalla «Gesellschaft für deutsche Sprache»(Società della lingua tedesca) e in base a un sondaggio l’88% dei tedeschi ritiene che la nuo-va moneta abbia provocato un rincaro della vita. In Francia «il franco continua a esistere» ein Italia nel commercio al dettaglio devono nuovamente essere fornite indicazioni sui prezziin euro e in lire (Neue Zürcher Zeitung, 4/5 gennaio 2003). L’economista americano e premio Nobel Milton Friedman avverte: «Eurolandia sta andandoa pezzi.» Con la fine della politica monetaria nazionale gli svantaggi legati alla concorrenzaavrebbero un «effetto immediato sulla disoccupazione di un Paese; questo è il tallone d’A- chille dell’introduzione dell’euro». Infatti, la politica monetaria adottata con successo dallaBanca centrale europea per la Germania, sarebbe del tutto inefficace per l’Irlanda. «La Ger-mania ha bisogno di conferire maggiore flessibilità al proprio sistema, di deregolare, di sem-plificare i licenziamenti e le assunzioni, di liberare l’economia» dichiara Friedman. (Der Spie-gel, 8.7.2002).
In questo contesto è interessante l’affermazione di Jean-Pierre Roth, direttore della Bancanazionale svizzera (BNS): «La Svizzera non ha bisogno dell’euro» L’introduzione dell’euronon è nell’interesse del nostro Paese. La Svizzera perderebbe due dei suoi principali vantag-gi: il basso livello dei tassi d’interesse e l’inflazione moderata. Fino a quando la Svizzera nonaderirà a Eurolandia continuerà a esistere una significativa differenza degli interessi tra la Sviz-zera e il 12 Paesi membri. Roth ritiene che un altro grosso vantaggio della Svizzera sia la politica monetaria indipendente. La forza del franco dimostra ampiamente come l’economiasvizzera sia più flessibile di quella europea. (Tages-Anzeiger, 21.1.2003).
L'ampliamento a Est dell'UE
A partire dal 2004, alla «UE dei 15» si uniranno dieci nuovi Paesi, tutti quanti con prestazio-
ni economiche negative. Se il risultato medio pro capite dell’attuale UE viene misurato con il
100 per cento, le prestazioni economiche dei nuovi Paesi si trovano notevolmente al disot-
to di tale percentuale, ovvero: Cipro 80%, Slovenia 69%, Repubblica Ceca 57%, Malta 55%,
Ungheria 51%, Slovacchia 47%, Estonia 42%, Polonia 40%, Lituania 38%, Lettonia 33%.
Anche se con 450 milioni di individui (più 70 milioni) la nuova UE diventerà il maggiore spa-
zio economico mondiale, essa continua a indebolirsi e diventa sempre più povera. Non deve
meravigliare il fatto che la Svizzera sarebbe molto ambita come pagatore netto!
Il 26 febbraio 2001 i ministri degli esteri UE hanno sottoscritto l’Accordo di Nizza. Tuttavia,
le disposizioni sono entrate in vigore solo il 1° febbraio 2003, dopo l’approvazione degli irlan-
desi al secondo tentativo. Poiché non si è potuto raggiungere un accordo definitivo, il trat-
tato rimane però una pura struttura transitoria.
Le riforme collegate a «Nizza» dovrebbero concedere alle autorità UE competenti una mag-giore libertà di manovra nell’ambito dell’ampliamento a Est. In realtà, dietro a questa faccia-ta si nasconde un’ulteriore concentrazione di potere nelle centrali amministrative di Bruxel-les. La nuova ponderazione dei voti negli organi UE è soprattutto a svantaggio dei piccoli Sta-ti. Ne consegue che tra le 30 e le 70 disposizioni dell’accordo non sono più soggette al prin-cipio dell’unanimità. Al termine dell’ampliamento a Est, in seno alla Commissione europea,ovvero l’effettivo organo di potere, non saranno più rappresentati tutti i singoli membri.
Il diritto di veto degli Stati, nell’ambito del diritto comunitario, sarà abolito; i settori interes-sati sono traffico di persone e di merci, prestazioni di servizi e di capitale, agricoltura, traffi-co, visti, asilo, immigrazione, questioni legate alla concorrenza e al diritto fiscale, armoniz- zazione delle legislazioni, politica economica e monetaria, occupazione, politica commer-ciale, dogane, politica sociale, formazione, cultura, sanità, tutela dei consumatori, industria,reti transeuropee, collaborazione economica e sociale, ricerca, sviluppo tecnologico, ambien-te e politica di sviluppo.
Discussioni senza fine sulle riforme
Anche nell’anno in esame si è diligentemente riunito il «Convegno sulle riforme» dell’UE(«Convegno sul futuro dell’Unione Europea») presieduto dall’ex presidente francese Giscardd’Estaing. I suoi obiettivi sono molto ambiziosi: la creazione delle basi per l’ampliamento dell’UE, ilsuperamento del deficit democratico e il rafforzamento dell’importanza dell’UE a livello inter-nazionale. Nel giugno 2003 dovrebbe essere presentato un progetto per una Costituzione UE.
Fortemente controversa è la questione legata alla quantità di potere che l’Unione dovrebbeavere e quanto di esso dovrebbe rimanere agli Stati nazionali. La prima parte dell’avamprogetto, elaborato nell’anno in esame, regola la struttura della Costi-tuzione (definizione e obiettivi dell’Unione, responsabilità e istituzioni, finanze, ecc.). La secon-da parte riguarda i settori politici e l’esecuzione dei provvedimenti dell’Unione (mercato inter-no, economia e moneta, sicurezza, difesa ecc.).
Alla chiusura di redazione sono presenti solo i primi progetti di articoli. Entro la fine di giu-gno, il convegno dovrà trovare un accordo sulle questioni più pressanti relative alla riparti-zione del potere all’interno dell’UE e sulla procedura da seguire ad esempio nelle que-stioni di politica estera nonché per formulare una versione definitiva.
Quanto più l’UE si muove nella direzione di una Costituzione propria, tanto maggiorediventa la contraddizione con la struttura di democrazia diretta e di neutralità del nostroPaese.
In Svizzera
Secondo il punto di vista dell'ASNI, nell'anno in esame per il nostro Paese è stato partico-larmente significativo quanto segue: Il no al SEE si è rivelata una buona decisione
Il 6 dicembre 2002 si è registrato il decimo anniversario del no del popolo e dei Cantoni al
Trattato SEE.
Conclusione: la strada della Svizzera al di fuori del SEE e dell'UE ha dimostrato di essere la
più giusta e quella di maggiore successo. Abbiamo tutelato la libertà, e abbiamo avuto suc-
cesso anche sotto il profilo economico.
10 anni dopo il no al SEE sono individuabili 5 risultati principali: 1. il no al SEE ha impedito l'adesione già prevista all'UE;2. il no al SEE ha impedito la sottoscrizione di un indegno accordo colonialista;3. la Svizzera ha potuto mantenere il proprio benessere anche al di fuori del SEE/UE; 4. anche oggi l'economia considera un'adesione all'UE come chiaramente negativa; 5. le previsioni apocalittiche di una Svizzera senza SEE si sono rivelate grossolanamente Adesione all’ONU politica
La votazione sull’ONU del 3 marzo 2002 con una maggioranza del 54,6% di Sì contro il45,4% di No e una leggerissima maggioranza dei Cantoni con un rapporto di 12:11 è statapurtroppo persa. Se 1400 vallesani avessero deciso altrimenti, il progetto di adesione sarebbe fallito per la seconda volta dopo il 1986. L’analisi della VOX ha rivelato che il maggiore cambiamento rispetto al 1986 è avvenuto nei Cantoni dove i voti a favore sonoaumentati del 36%.
Tuttavia il Consiglio federale ha potuto evitare una sconfitta solo facendo ulteriori conces-sioni su pressione del «Comitato d’azione contro l’adesione all’ONU politica» sotto l’egidadell’ASNI. Così è stato costretto ad affermare che la neutralità svizzera sarebbe rimasta «intat-ta» e che con un’adesione all’ONU essa sarebbe stata «rafforzata». In secondo luogo il Con-siglio federale ha promesso che i costi non avrebbero superato i 70 milioni di franchi all’an-no. Inoltre, il Consiglio federale ha confermato di non avere intenzione di inviare nessun sol-dato svizzero all’estero sotto la bandiera dell’ONU.
Dalle frequenti promesse del Consiglio federale si può dedurre che l’adesione all’ONU com-porta per il nostro Paese minore sicurezza e una perdita di libertà e indipendenza. Infatti, l’ar-ticolo 25 della Carta dell’ONU ci impegna ad «accettare» ed «eseguire» le decisioni del Con-siglio di sicurezza. Inoltre, l’articolo 24 stabilisce esplicitamente l’impegno del Consiglio disicurezza per la «tutela della pace mondiale e della sicurezza internazionale».
«Con l'adesione all’ONU della Svizzera il mondo ha perso un piccolo Stato indipendente cheha dimostrato come si possano ottenere risultati eccellenti sul piano umanitario senza lasciar-si trascinare in conflitti e guerre internazionali.»In futuro l’ASNI, assieme a coloro che condividono la sua idea, deve fare tutto il possibileaffinché sia posto un freno all’attivismo in politica estera del Consiglio federale. Dopo il dan-no in politica estera, il nostro obiettivo deve essere quello di limitarne al massimo le conse-guenze.
Accordi bilaterali II
Il 1° giugno 2002 sono entrati in vigore i sette accordi (Bilaterali I) nei settori traffico terrestre, traf-fico aereo, libertà di circolazione delle persone, ricerca, appalti pubblici, agricoltura e commercio.
Nell’anno in esame il Consiglio federale ha presentato un ulteriore pacchetto di negoziati (Bila-
terali II) comprendente 10 settori. Si tratta dell’Accordo di Schengen/Dublino e dell’imposi-
zione fiscale degli interessi (segreto bancario),
oltre ai settori prestazione di servizi, lotta
alla frode, prodotti agricoli trasformati, formazione/formazione professionale/gioventù,
media, ambiente, statistica e pensioni.
In particolare, gli accordi di Schengen e di Dublino, congiuntamente all’imposizione fis-cale degli interessi rappresentano le fasi preliminari per l’adesione all’UE. Con questi accor-di il Consiglio federale intende abbattere gli «ostacoli» all’adesione all’UE, in perfetta armo-nia con il suo impulso all’adesione e con la relativa domanda. L’ASNI chiede che i BilateraliII, che comportano pesanti svantaggi per la Svizzera, siano interrotti. Infatti, con gli accordidi Schengen e di Dublino sono stati eliminati i controlli ai confini e in definitiva i confini stes-si. Dovremmo sottostare a un indegno contratto colonialista; l’UE ci imporrebbe il suo dirit-to in un numero sempre maggiore di settori. La politica dell’asilo, dei visti e degli stranieriverrebbe allineata con quella dell’UE, a svantaggio della Svizzera. Il nostro segreto bancariosarebbe infranto e sacrificato. Il Consiglio federale deve immediatamente farla finita con la sua politica contraddittoria eambigua (accordi bilaterali e adesione all’UE) e ritirare la domanda di adesione. L’ASNI con-durrà la battaglia in prima linea per fermare questa falsa politica, che minaccia la sovranità,l’indipendenza e la neutralità del nostro Paese. Non vogliamo un’adesione all’UE, neppure apiccoli passi e non vogliamo neanche entrare dalla porta di servizio.
Fondazione di solidarietà: eliminata!
Il 22 settembre 2002 l’idea della cosiddetta «Fonda-zione di solidarietà» è stata respinta da popolo e Can-toni, precisamente con una percentuale di No pari al51,8% e una maggioranza dei Cantoni di 16 1/2 a 6 1/2.
Si è così conclusa la battaglia condotta per 5 anni con- tro la fondazione frutto del ricatto. La sovranità sviz-zera rimane tutelata almeno in questo ambito. L’ASNI ha contribuito in modo determinante a questo suc-cesso.
Nonostante l’abbellimento e la propaganda da partedel Consiglio federale, dei partiti, dei politici, dei diplo-matici, degli enti assistenziali, delle cerchie religiose e«culturali», e nonostante la presa di posizione prati-camente di tutti i media, in particolare della televisio- ne di Stato, delle radio di Stato e del Gruppo Ringier, (cosiddetta «Fondazione della solidarietà»)
il popolo svizzero non si è lasciato sopraffare. Ha capi- to la tattica dei sostenitori della controproposta, che con la soluzione della ripartizione in treparti uguali (un terzo dei redditi per la Fondazione, un terzo per i Cantoni e un terzo per l’AVS) volevano salvare la Fondazione di solidarietà. Il popolo svizzero ha così chiarito chenon intende lasciarsi ricattare e che il patrimonio nazionale non deve essere distribuito a tutto il mondo.
Iniziativa sull’asilo: risoluzione di un terremoto politico
La votazione sull’iniziativa popolare«contro gli abusi in materia di asilo»del 24 novembre 2002 è stata persaper pochi voti, ma alla Berna federa-le ha provocato un terremoto politi-co. Anche in questo caso l’ASNI si èbattuta in prima linea. La maggioranza dei Cantoni è stataraggiunta con 12 1/2 contro 10 1/2 voti,mentre la maggioranza popolare conuna maggioranza casuale del 50,1%di no rispetto al 49,9% di sì, per pochivoti non ha avuto l'esito desiderato.
Per il Consiglio federale il risultato èsignificativo: la maggioranza deiCantoni e la metà dei votanti nonseguono più il Consiglio federale e laclasse politica nella politica d'asilo. Immediatamente dopo la votazionel’ASNI ha sostenuto la necessità dimettere in atto coerenti misure con-tro l’ulteriore afflusso di finti profu-ghi, in particolare di elaborare unaregolamentazione sullo Stato terzosecondo la quale i richiedenti d’asilo che provengono da uno Stato terzo sicuro da persecu-zioni non possano più ottenere di principio alcun asilo, oppure i richiedenti la cui domandasia stata respinta o non sia stata accolta, non ricevano più prestazioni dallo Stato. Inoltre, icriminali richiedenti d’asilo devono essere immediatamente segnalati e reclusi. Infine, i tem-pi di procedura e di ricorso devono essere ridotti. Se il Consiglio federale e il Parlamento non adotteranno rapidamente misure incisive, l'ASNI si batterà affinché con le elezioni del 2003 avvenga una svolta decisiva. Aumenta la propaganda del Consiglio federale per la votazione
Nell’anno in esame la propaganda statale antidemocratica del Consiglio federale e dell’Am-ministrazione è aumentata vertiginosamente. Nel periodo che precede le votazioni il Consi-glio federale svolge sempre più spesso un’attività propagandistica con i soldi dei contribu-enti, dando giudizi moralistici e sui valori, come se fosse un partito vero e proprio. La pro-paganda del Consiglio federale minaccia la democratica e l’incondizionata formazione delleopinioni dei cittadini, non rispetta la separazione dei poteri e costituisce una minaccia per lademocrazia diretta. Come esempio si può citare la propaganda legata all’ONU: nel periodo che ha preceduto lavotazione ONU del 3 marzo 2002 sono state raccolte firme all’interno dell’Amministrazioneper l’iniziativa. Quando tali manovre sono state rese pubbliche, il consigliere federale Deiss haanche lodato esplicitamente i responsabili. Nei rapporti delle divisioni i consiglieri federali e imilitari di alto rango hanno svolto un’aperta campagna per l’adesione all’ONU diretta a mig-liaia di ufficiali e sottufficiali sottoposti. Il Consiglio federale ha abusato di 2 milioni di franchiappartenenti ai contribuenti per attuare la propaganda per la votazione a favore dell’ONU. L’Amministrazione federale e le organizzazioni supportate dai fondi della Confederazio-ne hanno prodotto massicce quantità di opuscoli altisonanti a favore dell’adesione all’ONU eil Dipartimento degli affari esteri è stato trasformato in un ministero per la propaganda ONU. Già nel 2001 l’Amministrazione federale ha dissipato 82 milioni di franchi per il cosiddettolavoro di relazioni pubbliche. Nell’anno in esame 2002 questo importo è ulteriormente aumen-tato. Centinaia di «delegati all’informazione» (292 posti a tempo pieno, ulteriori impiegati atempo parziale e PR esterni) si impegnano affinché la propaganda statale raggiunga i giustidestinatari. L’ASNI condanna con tutte le sue forze questa propaganda antidemocratica e si batte affinchéil Consiglio federale sia ricondotto al suo imparziale compito di diffusione dell’informazione.
2. L'ASNI
2.1. Attività durante l'anno in esame
Assemblea dei membri 2002
Durante la 17a assemblea ordinaria svoltasi a Berna l’11 maggio 2002, oltre 1000 membri
dell’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente si sono espressi contro l’adesione del-
la Svizzera all’Accordo di Schengen. «Schengen» è un indegno trattato colonialista perché
obbliga la Svizzera, senza possibilità di codecisione, ad accettare il diritto attuale e futuro di
Schengen in un numero sempre maggiore di settori. L’abolizione dei controlli alle frontiere
comporterebbe minore sicurezza e Schengen costituirebbe una tappa sulla strada sbagliata
verso l’UE.
Il presidente dell’ASNI, consigliere nazionale Christoph Blocher, nella sua presa di posizioneha definito l’ASNI come l’unica lobby apartitica che lotta per la libertà, l’indipendenza e la neu-tralità del nostro Paese. Nonostante la Costituzione federale imponga inequivocabilmente alConsiglio federale e all’Assemblea federale la tutela di questi valori centrali, essi sono stativiolati dalla maggior parte dei politici, da molte persone di economia delle grandi imprese,da buona parte della stampa e dei mezzi di comunicazione di massa. Perciò è necessaria lapresenza dell’ASNI che con i suoi 41'562 membri è diventata un forte e rispettabile movi-mento popolare. Dopo molti successi ottenuti dalla sua fondazione nel 1986, l’anno passato è stato caratteriz-zato da risultati controversi. Accanto alla lotta conclusasi con successo contro l’iniziativa diadesione all’UE «Sì all’Europa», una scarsa maggioranza del popolo e dei Cantoni ha appro-vato la legge militare e l’adesione all’ONU. In entrambi i casi, grazie alla pressione dell’ASNI,il Consiglio federale ha ritenuto necessario formulare ulteriori promesse e nel caso dell’E-sercito XXI ha apportato reali modifiche per non mettere in pericolo i progetti. L’ASNI conti-nuerà a sollecitare il Consiglio federale su questi punti! Politica estera desolata e dilettantesca
Blocher ha criticato severamente l’attuale politica estera del Consiglio federale, definendola
desolata e dilettantesca, in quanto sacrificherebbe i valori fondamentali della Svizzera e la
porterebbe alla decadenza. Come esempi ha citato il sacrificio del «Gottardo» con l’apertura
della Svizzera agli automezzi di 40 tonnellate, l’Accordo sul traffico aereo con la Germania e
la debole presa di posizione del Consiglio federale sul segreto bancario. Inoltre, poco dopo
la votazione per l’adesione all’ONU, la Svizzera si è ridicolizzata con l’attivismo del ministro
degli esteri e dell’intero Consiglio federale. Così alcuni «subalterni» del DFAE hanno preso
posizione in modo ufficiale in nome della Svizzera riguardo al conflitto in Medio Oriente e
hanno minacciato l’adozione di provvedimenti nei confronti di una delle parti coinvolta in tale
conflitto.
Neutralità integrale contro le stupidità del Governo
Blocher ha dichiarato che in questa situazione la neutralità integrale assume un significato
totalmente nuovo: «è estremamente importante che il nostro governo non commetta ogni
giorno una nuova stupidaggine». Ora l’obiettivo prioritario sarebbe quello di impedire l’ade-
sione all’UE, che il Consiglio federale vuole forzare con tutti i mezzi possibili, eliminando qual-
siasi tipo di ostacolo. Il trattato svantaggioso e indegno di Schengen e l’ancora peggiore
«contropartita» per l’abolizione del segreto bancario devono essere respinti con decisione.
L’ASNI è costretta a condurre la battaglia su molti altri fronti. Blocher ha citato l’Iniziativa
sull’oro, il rifiuto della Fondazione di solidarietà nata con il ricatto, l’impedimento di un Par-
lamento professionale, l’abuso in materia d’asilo, il diritto di ricorso in caso di naturalizza-
zione e come obiettivo principale il rifiuto dell’adesione all’UE.
Cosa si nasconde dietro Schengen?
Diversi relatori si sono espressi a favore e contro l’Accordo di Schengen. Jean-Daniel Ger-
ber, direttore dell’Ufficio federale dei rifugiati ha sostenuto che una maggiore sicurezza nei
settori polizia e asilo richiederebbe una collaborazione più stretta con gli Stati firmatari dell’Ac-
cordo di Schengen e con il Sistema d’informazione di Schengen che in pochi secondi con-
sente di raccogliere milioni di dati di ricerca. Con i controlli mobili ai confini anziché gli attua-
li controlli fissi, si otterrebbe una maggiore sicurezza. Con Schengen e Dublino si potrebbe
evitare che la Svizzera diventi la piattaforma per la criminalità internazionale e l’immigrazio-
ne illegale. Tuttavia, prima dei risultati definitivi degli Accordi bilaterali II, sarebbe prematu-
ra prendere una decisione.
Le affermazioni di Gerber sono state riprese da Robert Steiner, presidente dell’Associazione
dei capi della polizia criminale svizzera, che ha approvato Schengen dal punto di vista della
polizia. A suo avviso la Svizzera senza Schengen costituisce un confine esterno dell’UE e
quindi è «isolata». Alla strategia comune di Schengen della lotta alla criminalità tramite repres-
sione, prevenzione e cooperazione non ci sarebbe nessuna alternativa adeguata.
Conseguenze dal punto di vista della Polizia di frontiera
Per il colonnello Toni Grab, comandante del Corpo delle guardie di confine II, nonostante icontrolli mobili nello spazio di confine e nonostante una maggiore sorveglianza dei confiniesterni, Schengen non rappresenta una garanzia per la sicurezza. Nel caso in cui i confiniesterni di Schengen passassero a Bulgaria, Romania, Lettonia e Lituania, la Svizzera nondovrebbe rinunciare ai controlli alla frontiera, poiché già oggi le molte persone sospette e idelinquenti catturati dagli organi di controllo ai confini provengono da questi Paesi. Grab hadefinito l’adozione del Sistema d'informazione di Schengen (SIS) un vantaggio, tuttavia acondizione che gli attuali controlli alla frontiera continuino a esistere.» Attacco alla piazza finanziaria e al segreto bancario
Il consigliere nazionale Hans Kaufmann si è detto contrario a Schengen perché in questo
modo, nell’ambito degli Accordi bilaterali II, si paleserebbe un attacco massiccio dell’UE al
segreto bancario da sempre poco amato e alla piazza finanziaria di successo svizzera. Schen-
gen viene presentato come un «affare», come un vantaggio per la Svizzera, e come «con-
tropartita» l'UE pretende l'indebolimento e l’abolizione del segreto bancario. Kaufmann ha
affermato con decisione che la Svizzera non vuole concludere nessun cattivo affare, né tan-
tomeno pagare un prezzo ancora più alto. Inoltre, il segreto bancario deve essere integrato
nella Costituzione federale.
Inutile accordo redatto a tavolino
Un giudizio molto negativo è stato presentato dal consigliere nazionale dott. Ulrich Schlüer.
Schengen significherebbe il sacrificio della nostra sovranità nel campo della sicurezza. Inol-
tre, sia Schengen che Dublino rappresenterebbero tipici accordi redatti a tavolino. A prima
vista tutto appare logico, ma in pratica entrambi gli accordi falliscono quando si tratta di risol-
vere gli effettivi problemi di sicurezza. Il Trattato di Dublino sul primo asilo non porta nessun
contributo contro l'abuso del diritto di asilo e l'immigrazione clandestina, poiché a causa del-
la mancanza di controlli alla frontiera non sarebbe possibile accertare la provenienza degli
individui. Anche l'Accordo di Schengen rimarrebbe lettera morta a causa dei confini esterni
pieni di falle. Queste «falle» si ingrandirebbero ulteriormente con l'ampliamento a Est. Schlüer
ha ammonito: «Trasferendo il confine di difesa dell’Europa al confine bielorusso e ucrai-
no e affidando senza esitazioni al resto dell’Europa la competenza collettiva nel campo della
sicurezza, ci si rende colpevoli della consegna dell’Europa nelle mani della criminalità orga-
nizzata.» Inoltre, con il sistema di controllo di Schengen ogni individuo in Europa diventa
sostanzialmente un oggetto d’osservazione catalogato dallo Stato.
La garanzia della sicurezza nel nostro Paese sarebbe possibile solo con l’assegnazione chia-
ra delle responsabilità in uno spazio ben definito.
Infine, l’unificazione a livello europeo dei procedimenti penali comporta l’indispensabile rico-
noscimento della Corte di Giustizia dell’UE del Lussemburgo come istanza giudiziaria supre-
ma. Il sacrificio della nostra competenza giudiziaria suprema rappresenterebbe un’ulteriore
perdita della nostra sovranità.
Infine, l’Assemblea dell’ASNI ha approvato la risoluzione «Sì alla Svizzera sovrana e neutra-le – No al trattato di Schengen!».
Preparativi per le campagne di voto
Dopo la campagna contro l’adesione all’ONU, nella seconda metà dell’anno in esame sono pas-sati in primo piano i preparativi per la votazione sulla «Fondazione di solidarietà» del 22 set-tembre 2002 e sull’iniziativa popolare «contro gli abusi in materia d’asilo» del 24 novembre 2002.
Il segretariato ha redatto ampi argomentari, argomentari brevi e rapporti modello con seriedi lucidi. Per vari sabati e nel corso di numerose serate il direttore dell’ASNI ha effettuato aWalenstadt, Olten e Meggen, corsi sui media e sulle lettere dei lettori, con oltre 100 parteci-panti. Inoltre, sono nati comitati nazionali e cantonali, coordinati dal segretariato dell’ASNI.
Dalla metà dell’anno in esame fino alla fine del 2002, si sono svolte oltre 80 manifestazioniper la Fondazione di solidarietà/Iniziativa sull’oro e per l’iniziativa sull’asilo, di cui oltre 30grandi manifestazioni per l’iniziativa sull’oro/Fondazione di solidarietà con la presenza di Christoph Blocher. Il segretariato e i membri dell'ASNI hanno lavorato con impegno per impedi-re il successo di entrambe le proposte. Purtroppo nel caso dell’iniziativa sull’asilo, l'obietti-vo non è stato raggiunto per pochi voti. Bollettini d’informazione
Nell’anno in esame sono stati pubblicati 6 bollettini d’informazione («per portare chiarezzanelle zone d’ombra della politica estera svizzera»), dal n. 82 al n. 87. Di solito un bollettinod’informazione viene redatto in italiano «Bollettino d’informazione), in francese (Bulletin d’in-formation) e in tedesco («Grauer Brief»), ed è composto da otto pagine. Questo volume si èrivelato ottimale. Ulteriori azioni
L'offerta di pagine Internet dell'ASNI in italiano, francese, tedesco e inglese è stata ulte-
riormente ampliata nei contenuti. Si è comunicato con sempre maggior frequenza tramite
posta elettronica «e-mail». In particolare gli scolari e gli studenti e in misura sempre maggiore
anche le persone interessate appartenenti a qualsiasi fascia di età, hanno utilizzato questo
strumento per rivolgere all'ASNI i loro interrogativi.
L'azione riguardante la pubblicazione di inserzioni sulla rivista per i cittadini svizzeri che vivono
all'estero «Schweizer Revue», già svolta nel 1997, 1998, 1999, 2000 e 2001 è stata prose-
guita anche nel 2002.
Negli ultimi anni, in Svizzera romanda sono state consolidate strutture costituite. A fine 2002
il segretariato, sotto la guida del coordinatore della «Svizzera occidentale», signor René Schei-
degger, disponeva in tutti i Cantoni di interlocutori affidabili per la programmazione e la rea-
lizzazione di azioni.
Oggi inoltre è possibile osservare come nella Svizzera romanda le relazioni dei media sull'ASNI siano migliori, tanto che l'ASNI è tenuta sempre in maggiore considerazione e rispettatacome forza politica significativa e di crescente importanza.
Oltre a ciò, con vari comunicati, articoli, audizioni e altre comunicazioni l'ASNI ha preso
posizione sulle questioni attuali che riguardano l'indipendenza e la neutralità del nostro Pae-
se.
Diverse manifestazioni pubbliche, nonché dibattiti, relazioni nelle scuole, presso associa-
zioni, nelle adunanze militari, ecc., condotte dal direttore o da altri esponenti dell’ASNI, han-
no contribuito a far conoscere gli scopi dell’associazione.
2.2. Effettivo dei membri
Nell’esercizio 2002, il numero degli iscritti tra membri, sostenitori e simpatizzanti è rimastosostanzialmente stabile. Togliendo i pochi ritiri per l’intera Svizzera è rilevabile comunque unacrescita netta di 201 membri che provengono soprattutto dalla Svizzera romanda. Al 15 mar-zo 2002 l'effettivo dei membri corrispondeva quindi a 41' 763.
Poiché nell’anno in esame l’attività è stata concentrata sulla campagna ONU, sulla Fondazio-ne di solidarietà e sull’iniziativa sull’asilo, il comitato direttivo non ha attuato specifiche cam-pagne per il reclutamento dei membri.
2.3. Conto economico e bilancio
Conto economico 2002
Conto 2001
Conto 2002
Entrate
Contributi e donazioni
2 425 180.55
2 367 509.55
97 152.70
10 956.25
2 522 333.25
2 378 465.80
Uscite
Propaganda, pubblicità
3 730 035.35
2 874 672.66
451 747.75
250 702.35
277 762.30
353 872.15
36 507.40
37 950.00
118 051.85
109 329.60
4 614 104.65
3 626 526.76
Ricapitolazione
Totale entrate
2 522 333.25
2 378 465.80
4 614 104.65
3 626 526.76
–2 091 771.40
–1 248 060.96
Bilancio al 31. 12. 2002
L'assemblea dei membri dell’11 maggio 2002 ha deliberato di non aumentare le quote socia-li per l'anno 2003: membro fr. 35, coniugi fr. 50, sostenitori fr. 100 e simpatizzanti a discre-zione.
Nell'anno in esame, i contributi e le donazioni hanno superato di fr. 567'509.55 l'importo pre-visto nel budget. Si tratta di contributi di sostenitori per le campagne di voto (ONU, lotta con-tro la Fondazione di solidarietà, iniziativa sull’asilo). Come previsto, per queste campagne èstato anche utilizzato il patrimonio netto, ovvero il fondo per le battaglie di voto. Grazie allerisorse di questo fondo, negli anni 2001 e 2002 sono stati impiegati per le votazioni 3,3 milionidi franchi.
È estremamente positivo il fatto che con il patrimonio netto di 480’560.40 franchi (esclusele apparecchiature informatiche) sia nuovamente disponibile una base per le future lotte afavore dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera. Il compito dell’ASNI è quello di alimentare ulteriormente questo fondo per le votazioni.
Il Comitato direttivo ringrazia di cuore tutti i membri, sostenitori e
simpatizzanti per i loro impegni finanziari.

2.4. Comitato direttivo
Come al solito, il Comitato direttivo si è riunito durante le sessioni delle Camere federali aBerna, ovvero in totale 4 volte. Oltre ai lavori di ordinaria amministrazione, per il Comitatodirettivo sono stati in primo piano la situazione della politica d'integrazione della Svizzera, l’i-niziativa sull’ONU, la Fondazione di solidarietà, l’iniziativa sull’asilo e gli Accordi bilaterali.
2.5. Segretariato generale
A partire dal 1° settembre 2002 accanto al segretario generale con pieni poteri Hans Fehr, èattivo il sostituto con pieni poteri Jeremia Riesch. Oltre a Fehr, Riesch e alla segretaria Katharina Fischer, in base alle esigenze richieste dall'attività sono stati impiegati numerosicollaboratori a tempo parziale. Questo si è reso necessario soprattutto all'inizio del 2002, perpoter far fronte al grosso carico di lavoro per la campagna di votazione ONU. Le dimensionidell'ASNI con circa 40'000 membri, lo sviluppo dell'attività, soprattutto nella Svizzera romandae la posizione importante nel gioco di forza politico, richiedono un segretariato generale sempre più efficiente.
2.6. Punti d'appoggio nei Cantoni
Le direttrici e i direttori dei nostri punti d'appoggio dei Cantoni di lingua tedesca si sonoincontrati quattro volte a Berna, mentre i responsabili della Svizzera romanda si sono radu-nati a Losanna e Ginevra. I punti focali sono stati l’ulteriore sviluppo dei punti d'appoggiocantonali e le «reti di attivisti», in particolare per la campagna contro la legge militare e con-tro l'adesione all'ONU politica e a favore dell’iniziativa sull’asilo. Le misure principali (mani-festi, volantini, azioni in strada) sono in generale state realizzate con successo dai punti d’ap-poggio. Opuscoli
Nuovi Titoli:• «Dieci anni dopo il NO al Trattato SEE - Presa di posizione e prospettive future», di Christoph Blocher (invio a tutti i nuclei familiari svizzeri).
• Vari volantini e brevi argomentazioni contro l’adesione all’ONU, la Fondazione di solidarietà e l’iniziativa sull’asilo.
• Nuovo prospetto pubblicitario dell’ASNI («Nessuna adesione all’UE»).
Sono state stampate le seguenti nuove edizioni:
• «Riflessioni sul no della Svizzera» del prof. Christoph Mörgeli, consigliere nazionale.
3. Conclusioni
Alla fine dell'anno in esame, l'ASNI, in veste di maggiore forza politica per la garanzia dell'in-dipendenza e della neutralità svizzera, si trova al centro di una serie di grosse sfide: nell'an-no 2002 l'ASNI ha contribuito in modo determinante a respingere l'iniziativa sulla Fondazio-ne di solidarietà. Grazie all’ASNI il Consiglio federale è stato indotto a fare ulteriori promes-se: durante la battaglia contro la votazione a favore dell’ONU e nell’ambito della votazione perl’iniziativa sull’asilo, l’associazione ha spinto la Berna federale ad apportare ulteriori modifi-che. Sono in gioco le colonne portanti della Svizzera: l'indipendenza e la neutralità. Lottiamo con-tro l’adesione all’UE, e lottiamo anche contro i «piccoli passi» (Couchepin) intrapresi su que-sta strada sbagliata. Dopo la sconfitta su misura nella votazione sull’adesione all'ONU, il compito dell’ASNI è piùdecisivo che mai. In futuro dovremo agire con una decisione ancora maggiore come unicalobby apartitica per garantire l'indipendenza e la neutralità, perché la libertà, la sovranità el'autodecisione sono sempre più minacciate.

Source: http://www.asni.ch/download/auns/GB2002.pdf

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